Berlino 06 09 011
Carissimi amici di Intrage oggi e'una splendida giornata di sole settembrino! Avrei una una gran voglia di fare una lunga passeggiate in bici, ma devo attendere l'amministratore della casa che deve verificare l'entita' del lavoro di riparazione per un cavo telefonico che l'usura del tempo ha fatto divenire poroso. La mia salute si sta piano piano riprendendo....... le palpitazioni di cuore sono sparite e le pillole che mi ha ordinato il cardiologo per combattere l'insonnia sembrano diano i loro frutti. Due giorni fa ho ricominciato a fare le mie lunghe passeggiate di nordic-walking, ed e' stato come rinascere nel poter constatare che il ginocchio sia quasi guarito. In queste passeggiate lunghe di 7 -otto chilometri ho tempo di osservare la natura, di pregare, di meditare, e di esercitare il mio corpo. Quando poi ritorno a casa tutto sudato mi aspetta una bella doccia ristoratrice. Penso spesso alla morte..... e mi soffermo spesso sulle letture che cerchino di spiegarmi il perche dell'esistenza.
Sto leggendo per l'appunto delle riflessioni di "Gaspare Mura sull'angoscia ed esistenza" . Mi soffermo sulla sofferenza, sulla disperazione e mi e' difficile capire perche' per crescere e' necessario il dolore! Leggo e cito...... Anche se realmente innocentecome l'uomo non ancora corrotto dal peccato, Giobbe avrebbe dovuto conoscere un'angoscia e una sofferenza innocente che unicamente lo avrebbe condotto ad una crescita personale del suo amore per Dio. Questo senso finale, che qui vorrei attribuire all'intervento di Dio nel libro di Giobbe, e' comprovato da una serie di considerazioni, le quali vertono sul principio che tutta la creazione, e l'uomo in particolare, sono stati creati in un dinamismo di sviluppo e di crescita, per il quale e' essenziale la SOFFERENZA E L'ANGOSCIA. ( Angoscia ed esistenza ,Gaspare Mura ).
Cari Amici dopo questo intermezzo filosofico, voglio riprendere il mio racconto londinese. La data in cui ho cominciato a raccontare e' quella di febbraio dello 009, quindi non lasciatevi confondere dalle date.
Berlino 16 Febbraio 009
Carissima Luisa, Liliana, Annalisa, Amaq, e quanti altri mi seguono.... buon giorno!!!!Questa mattina a Berlino una bellissima sorpresa: tutti gli alberi e i tetti delle case sono imbiancate di neve. Mia moglie poveretta si e' dovuta alzare alle cinque del mattino per il lavoro. Io invece ho una giornata libera e faro' una bella passeggiata nel parco. Ora al nostro racconto londinese.
........ Accadde un giorno per davvero ........... per destino e volonta'
....... Al ritrovo di una sistemazione ......... primi giorni londinesi.
Il prpprietario della pizzeria Piccadilly era un toscano trasferitosi a Londra da diversi anni, e mentre mi mostrava il restorante diceva che lui aveva iniziato dalla gavetta ..... da lavapiatti prima di divenire proprietario. I ristorante era spazioso, e si preparavano piatti che andavano dai primi, come spaghetti, lasagne, ravioli, etc. fino ai piu' svariati secondi, piu' naturalmente le pizze.. Il forno delle pizze pero' non era nella cucina, ma in un angolo del retorante, dove il cliente poteva vedere il pizzaiolo fare e infornare le pizze. La cucina , che comunicava con la sala attraverso uno sportello, era in fondo alla sala stessa. Il proprietario, dopo la presentazione, mi dette una parannanza, mi porto' nella cucina e mi presento' al cuoco. La cicina era un buco, sporco, untuoso, e maleodorante. Il cuoco aveva come aiutante un giovane pachistano, il quale quando mi vide non ostento' a farmi una festata anche se non ci eravamo mai incontrati..... male in comune mezza allegria! Il lavoro consisteva a lavare continuamente i piatti le stoviglie e i tegami. Specialmente nelle ore di punta di piatti piu*' ne lavavo e piu' ne venivano.Quando mettevo le mani nell'acqua calda e untuosa cercavo di ricordarmi se nell'inferno di Dante non venisse contemplato il lavoro del lavapiatti, e a quale peccato potesse essere abbinato. Il cuoco era un mingherlino originario di Mantova che sbuffava sempre come fosse una ciminiera, sembrando sempre di essere sotto pressione, quando mi parlava lo faceva con parole mezze lombarde e mezzo inglesi cosi' che io capivo solo un quarto di quello che dicesse. Era una brava persona! e ogni tanto nelle ore di meno lavoro mi invitava a fumare una sigaretta sulla soglia della porta che dalla cucina dava su un viottolo a fondo cieco, sporco, puzzolente, e pieno di immondizia. In fondo a questo vicoletto c'era una rampa di scale che dava ad un magazzino. Su questa rampa di scale sedevano 3 o quattro uomini ( piu' simili alle bestie ), che vegetavano e passavano il loro tempo a bere vino o birra, aspettando che il cuoco ogni tanto desse loro qualche osso di avanzo o un piatto di spaghetti. I loro movimenti erano lenti, come se vivessero in un altro mondo, e si aiutavano a vicenda a liberarsi dai pidocchi e dalle pulci che si erano annidate nelle loro chiome biono-nere. I loro vestiti erano multicolori, ma il nero era proponderante, probabilmente per l'effetto della sporciziache si era depositata da anni. Con queste impressioni passai le mie prime otto ore londinesi.
Finito il lavoro, lasciai la mia valigia in cucina, prendendo solo il mio necessaire che doveva servirmi per la notte non sapendo ancora dove poter dormire. Salutai il cuoco, il pachistano, e mi diressi verso la statua di eros di Piccadilly, luogo dove mi ero dato appuntamento con lo svizzero. Piccadilly a quest'ora della gornata era affollatissima di giovani di tutte le razze. Qui si potevano fare le piu' strane conoscenze, allacciare rapporti, scambiare le proprie idee politiche e culturali. Quello che a me in quel momento premeva, comunque, era trovare una sistemazione per quella notte, perche io ero all'estremo delle mie forze. Con grande gioia rividi lo svizzero che con ina pacca sulla spalla mi disse che per la sera aveva trovato una sistemazione per tutti e due. Non lontano da Piccadilly tre italiani di Bologna erano disposti a farci dormire nella loro camera, ma dovevamo naturalmente sistemarci per terra. Accettai, anche per approfittare dell'occasione per farmi dare informazioni utili sul come procurarmi una dimora stabile. Nonostante dormissi per terra, riuscii a riposare, rassicurato perlomeno di essere tra amici. All'indomani potei fare una bella doccia con acqua calda, e una bella colazione, assieme agli amici bolognosi, con i quali ebbi anche l'occasione di parlare della mia situazione, ma parlammo anche delle bellezze di Londra delle loro conoscenze, dei loro appuntamenti etc. Questi tre ragazzi erano studenti venuti a Londra per imparare la lingua inglese e avevano intenzione di restare la' ancora due mesi per poi ritornare a casa e riprendewre gli studi. Ci lasciammo in buona armonia con l'intenzione di ritrovarci alla sera, dopo il mio lavoro, sempre a Piccadilly.
La seconda giornata di lavoro non fu diversa dalla prima, piatti, tegami, stoviglie ..... e via di seguito. Il cuoco mi raccontava che era ormai da venti anni che era a Londra, e che prima di divenire cuoco dovette anche lui iniziare da lavapiatti. Era dovuto scappare dall'Italiaper i debiti che sua moglie aveva contratto per una attivita' che poi ando' male. Con il tempo si era diviso dalla moglie, ed ora aveva come compagna una spagnola. Il mio collega pachistano aiutava il cuoco a fare le porzioni, a tagliare le cipolle, le carote, a lavare l'insalata, e solo quando non aveva niente da fare mi aiutava a smaltire la fila di piatti che a mio avviso non finivano mai. I Barboni nel vicoletto erano sempre al loro posto, e quando gli portavo una ciotola di brodo o di spaghetti ( aanzo dei clienti ), borbottavano un inglese indecifrabile dietro la loro folta e sporca barba, senz'altro parole di ringraziamento. Cercavo di non avvicinarmi troppo, non per mancanza di rispetto, ma per paura di essere attaccato da qualche pulce o pidocchio.
Finito il secondo giorno di lavoro mi apprestai subito alla statua di eros di Piccadilly, dove mi ero dato appuntamento con i tre ragazzi bolognesi. Dello svizzero nessuna traccia, probabilmente era riuscito ad abbordare qualche inglesina, e da quel momento non ebbi piu' notizia. Assieme ai tre bolognesi, trovai un quarto ragazzo. Questo si presento' come Carmelo, e in tono molto confidenziale mi disse che sarebbe stato in grado di trovarmi una camera a quattro letti per due sterline alla settimana, che questo posto si trovasse molto lontano dal centro, e lui era uno dei compagni che divideva questa camera. Carmelo era un compagno dell'estrema sinistra.....un rivoluzionario moista. Mi disse che prima di potermi far dormire in questa camera, dovesse prima parlare con la padrona di casa, una donna mezza italiana che per sbarcare il lunario affittava le camere. Fui felice di questa possibilita', ma anche per quella notte dovetti dormire per terra.
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Cari amici di Intrage come sempre vi auguro una buona notte....... sognate di Londra..... delle sue nebbie del big Ben.......e delle belle inglesine...... Ciao il vostro Pino.
Dienstag, 6. September 2011
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